Qualcuno lo ha definito il Gorbaciov iraniano. In effetti, il due volte presidente della Repubblica islamica Mohammed Khatami è stato prima l’uomo della speranza e poi la grande delusione per milioni di suoi connazionali. Ma mentre il presidente dell’Urss è uscito definitivamente dalla scena politica nell’estate del 1991, Khatami sembra rivivere una nuova carriera politica a meno di due anni dalla fine del secondo mandato. Anche Khatami gira il mondo come conferenziere, ma dietro la sua attività di intellettuale e religioso, prosegue un lavoro sottotraccia di trattative e manovre politiche. C’è chi sostiene che sarà lui la prossima Guida suprema della rivoluzione, massima carica della Repubblica islamica.
Strana storia, quella di Khatami. Nato il 29 settembre 1943 ad Ardakan, cittadina della provincia di Yazd, è stato sempre noto più come intellettuale che come politico. Eletto quinto presidente della Repubblica islamica nel 1997 col 70 per cento dei voti, diventa da subito la grande speranza dei giovani. In realtà, al momento di scegliere, la maggioranza aveva optato per il male minore. Il principale avversario, il presidente del parlamento Alì Akbar Nateq-Nouri, era l’espressione diretta della Guida Suprema Khamenei. Khatami era invece un hojatoleslam (figura inferiore all’ayatollah nella gerarchia del clero sciita) poco conosciuto, dotato di una buona capacità di comunicazione e – particolare non irrilevante – di un aspetto gradevole. A differenza di tutti gli altri governanti della Repubblica islamica, Khatami è un uomo che sorride spesso e cura molto l’immagine. Un’amica iraniana ci confida che molte elettrici lo scelsero perché “ha delle belle mani”, particolare che vale molto per i canoni di bellezza persiani. Oltre al farsi, parla l’arabo, l’inglese e il tedesco.
Il giorno della sua elezione, il 2 di Khordad 1376 secondo il calendario iraniano, è considerato la data d’avvio delle riforme in Iran. I suoi seguaci formano il cosiddetto Movimento del 2 di Khordad. La “luna di miele” tra Khatami e gli iraniani dura fino al 1999. Il nuovo clima politico incoraggia l’apertura di nuovi quotidiani riformisti. Si comincia a discutere apertamente della Guida Suprema come istituzione, si dà voce a chi propone di riformare la costituzione in senso liberale e di riallacciare rapporti diplomatici con gli Stati Uniti. Ma ci pensa la magistratura, nelle mani dei conservatori, a chiudere i mezzi di comunicazione troppo scomodi. È un gioco delle parti. Tanti giornali aprono e chiudono in tempi rapidissimi. I giornalisti criticano apertamente il sistema politico; ma i magistrati, non appena ravvisano qualche parvenza di reato, li arrestano, anche soltanto a scopo intimidatorio. Molti di loro scontano qualche settimana di carcere e non arrivano nemmeno al processo. I più scomodi vengono invece eliminati fisicamente: strani incidenti automobilistici e misteriose “sparizioni” in stile sudamericano.
Il 9 luglio 1999
La rivolta studentesca del luglio 1999 è legata proprio a un giornale riformista, Salam. La magistratura lo chiude e gli studenti di Teheran organizzano una manifestazione di protesta. A dire il vero, alla manifestazione partecipano pochi studenti, che però entrano in collisione con il gruppo ultraconservatore dell’Ansar-e-Hezbollah. Volano insulti, c’è qualche spintone; ma l’intervento della polizia sembra placare gli animi. Invece quella sera stessa la protesta riprende nei dormitori. Gli studenti riformisti cominciano a scandire slogan inneggianti alla libertà di stampa e al presidente Khatami. I militanti dell’Ansar-e-Hezbollah, con la complicità della polizia, irrompono nei dormitori e aggrediscono gli studenti. Uno di loro, spinto fuori dalla finestra, muore. È la scintilla: il giorno dopo insorgono tutte le università della capitale e di Tabriz. Scoppiano nuovi disordini e a fine giornata si contano quattro studenti morti. La foto del giovane che sbandiera la maglietta insanguinata del suo compagno fa il giro del mondo. A centinaia gli studenti vengono arrestati o espulsi dagli atenei. Tutti sperano nel sostegno del presidente Khatami, che invece ordina la chiusura delle università. Per il movimento studentesco è la fine.
Le riforme non arrivano
Ed è anche un duro colpo, per moltissimi iraniani, alle speranze di cambiamento. È vero, nel 2001 il presidente riformista viene rieletto, ma come per inerzia, col 77 per cento dei voti. La percentuale è più alta, ma il numero dei votanti è calato. Il sogno di una vera riforma finisce il 1° febbraio 2004, quando 134 parlamentari rassegnano le dimissioni per protesta contro il “potere del clero non eletto che sta cercando di imporre una dittatura religiosa in stile talebano”. Poche settimane dopo, vengono indette nuove elezioni parlamentari per sostituire i deputati che si sono dimessi. Il voto porta una netta maggioranza dei conservatori. Khatami è sempre più isolato. La riprova della fine della sua parabola c’è nel dicembre 2004, in occasione della “Giornata nazionale iraniana della gioventù”. Circa 150 studenti, in rappresentanza delle associazioni giovanili di tutto il Paese, incontrano il presidente nell’aula magna dell’università centrale di Teheran. Ognuno ha tre minuti per porgli delle domande. Nelle precedenti occasioni, gli interventi si limitavano ad auguri e frasi di circostanza. Nel 2004 avviene l’incredibile. Uno studente accusa il presidente di aver “tradito il movimento giovanile”. Una ragazza chiede a Khatami se “riesce a dormire la notte dopo la repressione del movimento del 1999”. L’intervento più duro è di una studentessa di nome Samieh Touhidlo. Fissando il presidente negli occhi va giù pesante:
“Mi sono consultata con i miei amici su cosa Le avrei dovuto dire… Mi dispiace che tanti amici siano d’accordo con me. Avevo proposto di stare tre minuti in silenzio di fronte a Lei… Caro Signor Khatami, si ricorda gli attacchi ai dormitori degli studenti? Quel giorno, oltre ad essere attaccati, subimmo l’oltraggio di vedere incarcerati non i nostri aggressori, ma i nostri migliori colleghi. Tutto è cominciato allora, quando 16 pubblicazioni vennero chiuse e Lei rimase zitto e ci costrinse a stare in silenzio. Quando condannarono a morte i nostri professori Lei rimase zitto. E anche quando i nostri leader vennero incarcerati uno a uno, Lei non disse nulla. Oggi sopportiamo questo amaro silenzio. Questa è la Sua legalità. Signor Khatami, Lei non ha fatto nulla per la nostra gioventù. Il Suo risultato migliore è stato distruggere un’onda di speranza. La mia generazione ha votato per un programma riformista in due elezioni consecutive. Oggi sono convinta che Lei è colpevole“.
All’intervento seguono tre minuti di applausi. L’episodio è ancora oggi ricordato come una sfida senza precedenti al sistema di potere sorto dopo il 1979. Di certo, quel giorno sancisce la fine di ogni sostegno degli studenti a Khatami.
Ai funerali di Giovanni Paolo II
L’8 aprile 2005 Khatami siede accanto al Presidente israeliano (nativo dell’Iran) Moshe Katsav durante i funerali di Papa Giovanni Paolo II. È un caso: le autorità internazionali sono sistemate per ordine alfabetico. Ma tutto il mondo vede i due che parlottano con fare imbarazzato. È il primo contatto tra Iran e Israele dal 1979.
Dialogo fra culture
D’altra parte, Khatami è un sostenitore della teoria del Dialogo fra le culture come risposta alla teoria di Samuel Huntington sullo scontro fra le civiltà. Nel 2001 aveva sostenuto all’Onu che “la traduzione politica del Dialogo fra le culture avrebbe significato la supremazia di cultura, moralità e arte sulla politica.” Per questo, concluso il suo secondo mandato, il 2 settembre 2005, Khatami è nominato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan membro dell’Alleanza fra le Culture. Il 30 gennaio 2006 Khatami inaugura ufficialmente l’International Center of Dialogue Among Civilizations, una ONG con rappresentanze in Iran e in Europa. Non è un’operazione meramente accademica: nella sua nuova veste Khatami non risparmia frecciate al suo successore Ahmadinejad. Il 28 febbraio 2006 afferma che l’Olocausto è un fatto storico, in chiara polemica col convegno negazionista appena svoltosi a Teheran. Nello stesso periodo intraprende una serie di conferenze negli Usa e in Europa. In molti sostengono che gli anni di Khatami siano stati un fallimento totale. Però quel periodo ha indubbiamente aperto il Paese a nuove istanze di libertà e a nuove aspettative, soprattutto da parte delle giovani generazioni. È una trasformazione incompiuta, ma importantissima. Qualcosa ci dice che a breve dovremo parlare di nuovo di Mohamed Khatami.