Film, Gatti persiani

Ecco il testo pulito:


Esce venerdì 16 aprile in Italia Gatti persiani, il film di Bahman Ghobadi vincitore del premio Un Certain Regard – Special Jury Prize al Festival del Cinema di Cannes 2009. Il consiglio — se e dove possibile — è di vederlo in versione originale con i sottotitoli. Perché, dopo averlo visto mesi fa nella versione originale e aver dato un’occhiata ai trailer che girano sul web, pare evidente che qualcosa si sia perso. Ma pazienza. Chiudiamo anche un occhio sul fatto che il titolo sia stato trasformato (ma perché?) da Nessuno sa nulla dei gatti persiani (Kasi az gorbehaye irani khabar) in Gatti persiani. Resterà comunque memorabile — ne siamo certi — la performance di Hamed Behdad, attore protagonista. E per chi dell’Iran sa poco e nulla, questo film potrebbe essere una vera rivelazione.

Scritto da Ghobadi insieme alla fidanzata Roxana Saberi, la giornalista irano-americana protagonista di una vicenda diplomatico-giudiziaria all’inizio del 2009, il film racconta la storia di un gruppo indie rock di Teheran che programma di andare a Londra per tentare la fortuna sulla scena internazionale e non essere più costretti a suonare clandestinamente, dato che in Iran la musica rock (e tutti i suoi derivati) è ufficialmente al bando. Per andare a Londra servono soldi, passaporti e visti. E per i ragazzi della band è davvero un’impresa trasformare il sogno in realtà. Per un’ora e mezzo di film vediamo alternarsi davanti alla macchina da presa gruppi rock che provano in una stalla, rapper che si esibiscono su un tetto, concerti in aperta campagna. Per lunghi tratti è la musica a dominare la scena, con immagini di vita quotidiana di Teheran montate come in un videoclip.

Ghobadi non aveva infatti ricevuto i permessi ufficiali per le riprese e allora ha girato tutto in tre settimane, senza autorizzazioni, con una macchina a spalla, in modo da non incappare in controlli della polizia. Il risultato è un film molto vivace, a tratti anche divertente, che offre un punto di vista autentico e mai banale sugli ormai tanto famosi “ragazzi di Teheran”.


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