Viaggio in Iran – 3


Prima di partire credevo che avrei trovato immagini di Khomeini ovunque. Non c’è guida turistica, reportage o saggio politico che non mostri un murale col volto ieratico del fondatore della Repubblica islamica. E invece no. Il volto di Khomeini è mostrato con parsimonia e sempre in coppia a quello di Khamenei, suo successore nel ruolo di Guida suprema della Rivoluzione. I murales sono dedicati soprattutto ai martiri della guerra con l’Iraq. I volti riempiono intere fiancate di palazzi, in centro come in periferia.

C’è un murale anche per i martiri di Mazar-i-Sharif. È un episodio della lunga guerra civile nel vicino Afghanistan. Un episodio poco conosciuto in Occidente. Nel 1998 i Talebani conquistano la provincia di Mazar-i-Sharif e passano per le armi centinaia di sciiti, da loro considerati apostati. Nel massacro vengono uccisi anche otto diplomatici iraniani. Per reazione l’Iran schiera centomila soldati lungo il confine con l’Afghanistan e si sfiora la guerra. La guerra ai Talebani la faranno gli USA tre anni dopo, per andare a prendere Osama Bin Laden. O almeno questo era il motivo ufficiale.

Strano destino quello dell’Iran. Nel giro di due anni ha visto sparire sotto il fuoco degli USA i due vicini più pericolosi e odiati: Saddam Hussein e i Talebani. Certo, ora ai confini ci sono Paesi governati (non troppo saldamente, per la verità) da amici del Grande Satana. Però qui nessuno rimpiange di certo l’assetto precedente al 2001.

Le minacce di Washington sono prese con le molle. Per gli USA non c’è odio, ma nessuno perdona l’appoggio dato a Saddam nei lunghissimi anni della guerra. “Un conflitto che ha fatto comodo all’Occidente”, si sfoga un ingegnere sui sessant’anni che vuole rimanere anonimo. “Un milione di morti per niente. L’Iraq è uscito a pezzi quanto noi dalla guerra. Siamo stati dei fessi ad abboccare. Alla fine la guerra ha fatto comodo a Israele, che aveva paura dell’Iraq. E in Iran il regime si è rafforzato con la scusa del nemico esterno.” E le minacce di Bush junior? Sono in molti a giurare che non c’entra niente il nucleare. Il fatto è che l’Iran rappresenta oggi un’anomalia nel nuovo assetto mediorientale. Innanzitutto dal punto di vista economico-finanziario, dato che dall’estate 2003 ha cominciato ad accettare pagamenti in euro dagli acquirenti di petrolio europei e asiatici. Oggi Tehran si spinge oltre: nell’estate 2005 ha lanciato la proposta di creare una borsa internazionale del greggio in euro. Russia e Venezuela si sono subito mostrate interessate. All’interno dell’Organizzazione dei Paesi produttori di petrolio (OPEC) si sta discutendo del progetto. La Cina segue con attenzione l’evolversi della situazione. Gli USA sono terrorizzati: oggi le grandi transazioni del mercato petrolifero si svolgono in dollari al Mercantile Exchange (Nymex) di New York e all’International Petroleum Exchange (IPE) di Londra. Qualora il progetto iraniano si realizzasse, il dollaro crollerebbe. Il 2006, in questo senso, sarà l’anno della verità.

I musei

L’Iran non finisce mai di stupirti. Tehran è descritta come una città poco interessante dal punto di vista turistico. E invece, oltre allo sfarzo del Golestan, un tempo residenza dello Scià, colpiscono la ricchezza e la cura dei musei. Quello dei vetri e della ceramica, in particolare, è esemplare per come gli oggetti sono esposti. La Persia preislamica è un patrimonio culturale enorme e nemmeno il regime degli ayatollah ha saputo cancellarlo. Basti pensare che ancora oggi la festa più importante in Iran è il No Ruz, il capodanno di origine zoroastriana che si festeggia il 21 marzo.

Quartieri alti

Siamo agli ultimi giorni del Ramadan (o Ramezan come si dice in Iran). Alle sei della sera il muezzin chiama i fedeli alla preghiera. È il segnale che si può interrompere il digiuno iniziato all’alba. Le strade si intasano in modo impressionante. Per raggiungere il quartiere di Darband, a Tehran nord, ci mettiamo più di un’ora. In questa zona i chador sono rari e l’abbigliamento delle donne è decisamente occidentale. Se fossimo in Italia verrebbe da dire che l’atmosfera ha qualcosa di natalizio. Fa freddo e i negozi e le case da tè brillano di luci. “A Tehran si trova tutto, basta fare una telefonata alla persona giusta”, ci spiegano. Alcol, musica rock, persino pornografia. C’è un Iran pubblico e uno privato. Le vetrine dei negozi di un centro commerciale aperto da poco espongono minigonne e magliette scollate. Capi da indossare nelle feste private, al riparo dagli occhi della polizia religiosa. Certo, il pericolo di un’ispezione c’è sempre. Ma in genere basta una mancia ai poliziotti e tutto si risolve.

Oriana Fallaci chi?

Il negozio di intimo femminile ha i vetri zigrinati per impedire di vedere dall’esterno slip e reggiseni. Ma il trucco si rivela controproducente: i passanti gettano tutti un’occhiata, come se al di là del vetro ci fosse chissà quale visione erotica. A piano terra una piccola folla si accalca di fronte all’Ikea. Potenza della globalizzazione. “Ci impediscono di fare molte cose, ma poi in casa abbiamo la tv satellitare, internet. Leggiamo, ci informiamo. L’Iran non è chiuso come credete voi in Italia”, ci spiega un’amica. Azzardo: “Ma è vero che tra le giovani di Tehran i libri di Oriana Fallaci vanno a ruba?”. La risposta non ammette repliche: “Le ragazze iraniane non sanno nemmeno chi è la Fallaci. E perché dovrebbero, poi?” E il bestseller di Azar Nafisi, Leggere Lolita a Tehran? “Sì, l’ho letto”, ammette tiepida. “Ma su certe questioni ha esagerato.” Consapevolezza dei propri diritti, ma anche orgoglio per la propria identità culturale. La libertà non si esporta e non si compra, si conquista.

Resta il fatto che per molte iraniane la vita è un inferno. Costrette a sposare giovanissime uomini imposti dalla famiglia, sono tante le donne imprigionate in un diritto di famiglia che le rende in tutto e per tutto schiave del marito. Oggi la situazione sta cambiando. I giovani cominciano a rifiutare un modello che esiste da molto prima della rivoluzione del 1979. Ma la legge parla chiaro: il divorzio può essere concesso soltanto dal marito e una donna adultera è punita con la lapidazione. Guardandosi intorno, sembra impossibile. È davvero lo stesso Iran letto e riletto nei libri? Certo, si capisce che la vita non è facile da queste parti. Eppure, dai volti, dalla voglia di parlare della gente, dal brusio composto di questa megalopoli, arriva un messaggio di vitalità, di ottimismo. Settanta milioni di persone ingabbiate in uno Stato che fatica a controllare tutto e tutti.

Indiani e cinesi

“Persian music is happy!”, sorride il tassista mentre alza il volume dello stereo. È un omone gioviale e guida in modo “sportivo” lungo le grandi arterie che ci riportano verso il centro. Ora il traffico è svanito e dietro i finestrini scorre una città modernissima. All’ingresso dell’albergo ci imbattiamo in un gruppo di indiani in turbante accompagnati da mogli vistosissime nei loro sari colorati. Sono qui in viaggio d’affari: l’India che cresce ha bisogno del petrolio iraniano. Così come ne ha bisogno la Cina del boom capitalistico. Ne abbiamo incontrati diversi di cinesi, in questo viaggio. Quasi sempre coppie di uomini dai vestiti dozzinali, il ridottissimo bagaglio a mano e i capelli incollati di gel. “Business, business.” Il motore del decollo dell’Estremo Oriente cerca qui il carburante.

Verso casa

Non basta una vita per capire un Paese, ma pochi giorni di Iran servono a spazzare via pregiudizi e ad aprire le porte a mille nuovi interrogativi. L’aereo per Roma decolla prima dell’alba. Meno di cinque ore e si è nuovamente in “occidente”. Via Nazionale, alle due del pomeriggio di un giovedì qualunque. La vertigine è notevole. Chiome al vento, colori, abiti di tutti i tipi e di tutte le misure. E dai negozi musica a tutto volume. Senso di libertà, certo. Ma anche un fastidio sottile che poco alla volta aumenta. Liberi ma volgari, viene da pensare. In Leggere Lolita a Tehran, Azar Nafisi, citando Nabokov, ci ricorda che “volgare non è solo ciò che è banalmente mediocre, ma soprattutto ciò che è falsamente importante, falsamente bello, falsamente intelligente e falsamente attraente”.

Settanta milioni di abitanti, 5 milioni di barili di petrolio prodotti al giorno, un patrimonio artistico e culturale straordinario, un regime dittatoriale in evidente difficoltà. Una gioventù vivace e desiderosa di riscatto. L’Iran è un Paese importante, bello, intelligente e attraente. Ne riparleremo.

3 – fine

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